logo Istituto Gestalt Relazionale







     
Torna all' elenco degli articoli

LA REPUBBLICA - IL MERCURIO LEI E' NEVROTICO?
Ridiamoci su Parla Frank Farrelly, un sociologo clinico che cura i disagi psichici con l'umorismo

La giovane signora s'insinua lentamente nello studio del terapeuta ravviando con un gesto annoiato i folti capelli neri. Le lunghe gambe, che una minigonna lascia scoperte, poggiano su tacchi molto alti, un trucco pesante segna il viso misteriosamente imbronciato. Il seno è vistoso, prorompente, né lasciano spazio alla fantasia la trasparenza e la scollatura della blusa un po' piccola di taglia. La giovane signora americana - Georgie si chiama - entra ondulando i fianchi, afferra una sedia, l'avvicina a quella del terapeuta, si accomoda lascivamente. Le capita di sfiorare più di una volta la gamba di lui, gli sorride impacciata e sussurra lamentosa: «Frank, mi aiuti, gli uomini mi considerano un oggetto sessuale. Perché? Me lo dica.” Mettiamo che Frank sia un freudiano di stretta osservanza. Si sforzerà di controllare ogni emozione, non tradirà sentimenti di attrazione o di fastidio, sarà preoccupato di evitare quella gamba scoperta che continua a stuzzicarlo. Almeno apparentemente resterà imperturbabile. E soprattutto in silenzio. Come in un film di Woody Allen, la signora continuerà a cinguettare e l'analista a fissare un punto della stanza con aria severa.
Mettiamo che invece Frank sia Frank Farrelly, l'inventore della tecnica provocativa, un clown assai più di uno scienziato, un mago che riesce a curare la gente con la forza di un irresistibile humour. Quando Georgie si è presentata nel suo studio e gli si è seduta accanto lanciando il suo mesto grido di dolore, Frank non ha trattenuto una risata, le ha dato bonariamente una pacca sulla coscia, le ha fissato il décolleté e ha esclamato: «Sono loro che ti creano problemi, le tue tette grandi come angurie e quella fessura al centro profonda come Il Grand Canyon.
Georgie ha guardato il terapeuta con l'aria ebete di quando si è colti di sorpresa ma poi, anche lei, è scoppiata in un riso irrefrenabile. E' cominciata così - tra scoppi d'ilarità - la cura di una donna molto disturbata, con una tendenza latente alla ninfomania. La terapia si è conclusa dopo qualche anno e oggi Georgie è un'altra donna: tenera e meno insicura del proprio valore.
Il professor Farrelly è stato recentemente a Roma per un seminario didattico all'Università cattolica. E' nato 58 anni fa nel Missouri da una famiglia irlandese cattolica di dodici figli molto benestante. «La tecnica provocativa è basata sull'umorismo, su una affettuosa aggressività, su un sadismo gioioso», spiega Farrelly. “E' una tecnica che si accorda benissimo con il modo in cui ero da bambino. Le mie sorelle mi hanno detto che avevo una capacità straordinaria di prendere in giro gli altri, di scherzare, di usare la mimica. Insomma, di far ridere. A trent'anni invece ero un terapeuta serioso e un po' imbranato. Fino a quando non ho scoperto che il divertimento, la collera, il gioco scoperto, la sfida, lo scontro vanno in direzione contraria alla depressione e permettono al paziente di non affondare nel proprio delirio».
Non è uno psicoanalista e neppure uno psichiatra, Farrelly. E' un assistant clinical professor - un sociologo clinico, potremmo dire noi. Ma è stato in analisi freudiana per anni poi si è sottoposto alla Terapia Centrata sul cliente di Carl Rogers, un training in voga negli gli anni Cinquanta basato sull'empatia come elemento indispensabile della cura. Fino al 75 Farrelly ha lavorato con schizofrenici cronici al Mendota State Hospital, nel Wisconsin, e ha insegnato all'Università presso il dipartimento di psichiatria. Dal '63 a oggi ha curato più di ottomila pazienti: in terapie individuali, di gruppo, della coppia, della famiglia
Ha sempre funzionato, professor Farrelly?
Molto spesso, non sempre. Come non sempre funziona la gravidanza, la torta di mele, il brodo di pollo. La tecnica che utilizzo non è una panacea per ogni genere di conflitto psichico, nonché per la forfora. E' un'alternativa ai metodi più tradizionali che dà buoni risultati in un'alta percentuale di casi»
Quando lei ha cominciato a provocare i suoi pazienti, a fare il buffone, i suoi colleghi come l'hanno presa?
Ah, io ero euforico. Ma certamente gli altri non capivano che diavolo facessi. Mi tornava in mente Thoreau: «Se un uomo non marcia al passo con i suoi compagni, forse è perché sente un altro tamburo. Lasciategli seguire il passo della musica che sente, per quanto possa essere cadenzato o lontano». Ma a volte mi sentivo disperato e questa frase mi sembrava la quintessenza della stupidità dei poeti
E oggi lei come si definirebbe?
Un avvocato del diavolo. Io mi alleo con la parte negativa del mio paziente, lo spingo a «peccare», a continuare in un comportamento deviante e patologico. Impersono la parte deforme del copione perché l'altro assuma la parte razionale e meno distruttiva. Sono un avvocato del diavolo, ma parteggio per gli angeli.
Come uno spiritello luciferino, aiutato da una faccia birbante, dalla barba e i capelli bianchi, questo giocoliere della psiche si trastulla, burla, motteggia i suoi pazienti fino all'insulto.
Ecco un altro esempio della sua “crudeltà» terapeutica. Una paziente, dopo diverse sedute: Non c'è niente da fare, Frank. Sono cattiva». “Sì, è proprio vero, sei cattivissima, disgustosa». *Io penso di essere immorale, debole, pigra...». .Io non lo penso, io so che sei immorale, debole e pigra.
La paziente ha un sussulto: “Non mi piace che sei d'accordo con me quando dico che non ci sono speranze. Ci deve essere in me qualcosa di buono. Potrebbe essere che il mio modo di vedere le cose sia distorto». «Per me ti sbagli - insiste Farrelly- sei un disastro.. La paziente ora sbotta: “Si, sono un disastro, ma non mi sono ancora rassegnata».
Il professor Farrelly era a Roma per un workshop di seminari didattici ne tiene ovunque in Europa, e anche negli Usa, in Australia, in Nuova Zelanda - ma solo Dio sa come possa insegnare ai suoi giovani allievi ad essere spiritosi, a curare la gente anche con il senso dell' umorismo. Alessandro Vannucci, presidente del Centro di psicologia integrata a Firenze e organizzatore del seminario alla Cattolica, sembra però deciso a creare una scuola di tecnica provocativa in Italia.
La diffidenza è legittima, ma la personalità di Farrelly incuriosisce e conquista. Un giornalista gli si è avvicinato entusiasta: «Questa è la volta che imparo davvero l'inglese, così vengo in terapia da lei”. Frank è entrato subito nel ruolo: “«Potresti essere comunque un caso troppo difficile».

LUCIANA SICA