Tutto é nato quando lo psichiatra Frank Farrelly perse la pazienza e cominciò a «fare il matto», ma così tanto e così bene da lasciare di stucco lo schizofrenico che aveva di fronte. Io stesso che dopo novanta incontri non aveva ancora dato segni di miglioramento. Frank iniziò a prendere in giro il paziente, a ironizzare attorno alle sue lamentele, a ridicolizzare un futuro schiavo di certe manie, e alla fire ottenne l'incredibile, una sorprendente e rapidissima guarigione. Il metodo, nuovo soltanto nella definizione e generato da un momento di rabbia, venne battezzato Terapia provocativa e l'anno scorso fu per la prima volta presentato in Italia, alla Cattolica di Roma. Adesso è approdato pure a Firenze, grazie al Centro di Medicina integrata diretto da Alessandro Vannucci, che proprio ieri ha concluso un seminario di tre giorni organizzato in un albergo di via Bolognese.
Il caposcuola Farrelly, Vannucci e quelli come loro, giurano d'essere degli avvocati del diavolo che parteggiano per gli angeli; si alleano addirittura con le espressioni negative e spingono a “peccare”. A volte ottengono risultati sposando persino una specie di «crudeltà» terapeutica. Un esempio vero. Dopo alcune sedute la paziente si scoraggia: «Niente da fare, dottore, resterò cattiva...». «Si, sono cattiva, anzi disgustosa». «Credo d'essere Immorale, debole, pigra...». «Lo sei davvero; io so che sei Immorale, debole, pigra...». La donna si ribella: «Non accetto che lei sia d'accordo con me. Anch'io ho delle buone qualità. Forse vedo male le cose lo». «No, sei un disastro, te l'ho detto....».
«Sarò un disastro, però non mi rassegno...». Naturalmente il metodo ha bisogno di una profonda conoscenza dell'animo umano, una preparazione attenta e una inesauribile bisaccia di buonsenso. «Si, questa terapia è come un'arma affilata che richiede particolare tatto e sensibilità per essere adeguatamente adoperata: terapeuti di scuole diverse possono arricchire notevolmente la loro efficacia apprendendone l'uso», spiega Alessandro Vannucci.
Se pensate d'essere nevrotici, dunque, rideteci su, magari prima del pasti. La rassegnazione uscirà dalla vostra testa e al suo posto arriverà iI buonumore, medicina portentosa. Ma il metodo riesce sempre? «Molto spesso, non sempre. Come non sempre funziona la torta di mele e il brodo di pollo», risponde allegramente Frank Farrelly.
ALFREDO SCANZANI
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