logo Istituto Gestalt Relazionale







     
Torna all' elenco degli articoli

LA REPUBBLICA 03 Ottobre 1991 Dall'analista? Sì, per far due risate
A convegno con Riondino e Bergonzoni i teorici della cura dell'umorismo

SCORDATEVI lo psicanalista serio e pensoso che vi ascolta affabulare sulla vostra depressione distesi sul lettino. E immaginatevi invece un terapeuta che magari con qualche sana pacca sulle spalle, giocando sul paradosso e sull'ambiguità dei linguaggio, vi costringa a ridere di voi e del vostro male di vivere. E' il momento di rilanciare la pratica dell'umorismo, dell'ironia e del buonumore come ricetta del vivere bene. E il vecchio adagio “ridi che ti passa” diventa l'elemento fondamentale e risolutivo “per sciogliere” l'angoscia del paziente.

Almeno così la pensano psicoterapeuti e addetti ai lavori dell'”Istituto Italiano di Terapia Provocativa, Istituto Gestalt, Relazionale>> che dall'88 operano a Firenze in via Varchi 43, promotori del convegno <<Creatività e umorismo», che si svolgerà dal 4 al 6 ottobre presso l'hotel Baglioni, per illustrare appunto gli scopi di questo tipo di humour-terapia di MARA AMOREVOLI. Tre giornate di lavoro aperte a terapeuti, studiosi e possibili "clienti", purché paganti le 240 mila lire di iscrizione, per imparare ad usare l'umorismo come antidoto alla rassegnazione, in senso creativo e curativo.. << Per dar vita al cambiamento, all'evoluzione della propria personalità, per sfuggire a quel moderno mostro a due teste che si chiama depressione, allo stress, all'incomunicabilità, alla carenza d'amore>> spiega il dottor Alessandro Vannucci, serissimo e professionalissimo presidente di questa scuola, basata sulle ricerche del professore americano Frank Farrelly, inventore della "Terapia provocativa".

Come insegnare questa qualità? Invitando alla serata conclusiva del convegno professionisti della scena comica, entertainer creativi come David Riondino, Alessandro Bergonzoni e Bruno Lauzi. Che intanto se la ridono per l'inconsueto appuntamento con "strizzacervelli" e "pacai". Lauzi sfodera già qualche battuta “per questo incontro che solennizza e riscopre il buon senso”: spera di “non cantare come Toffolo e non far ridere come Aznavour”, ma di dar vita alla sua doppia anima di “cantautore commovente e dissacratore genovese-ebraico…” Insomma, conclude Lauzi “anche gli psicanalisti si sono accorti che ha salvato più vite il sederino chiacchierino di un'infermiera che una noiosa predica”.

David Riondino, toscanaccio pratico di esercizi di stile quanto a ridere e far ridere, ricorda che “buonumore, allegria sono soprattutto fondamentali per cercare e trovare ragazze”. È più scettico sulla loro valenza terapeutica, ma cita i grandi maestri come Woody Allen, Karl Kraus, Buster Keaton. Che l'uso dell'ironia e dell'autoironia sia davvero l'ultimo stadio, quello salvifico, della psicoterapia?