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IL GIORNALE DELLA NATURA Febbraio 1990 TRA ARTE E SCIENZA: LA TERAPIA PROVOCATIVA

“Imbecille sarà lei, caro dottore» è stata l'insolita ma positiva risposta di un depresso curato con la cosiddetta «terapia provocativa» che, introdotta in Europa dall'americano Frank Farrelly, ha al suo attivo già molte guarigioni in tutto il mondo. La terapia utilizza l'ironia, l'umorismo e il paradosso come risposte terapeutiche, come mezzi per porre in risalto le esagerazioni a cui a volte va incontro un depresso, facendolo riflettere sulle ragioni del suo scontento e della sua depressione. Un esempio. Dopo ripetute sedute il paziente non presenta segni di miglioramento: «Dottore, non c'è niente da fare, mi disgusto»
- Si, hai ragione. Sei disgustoso, immorale, vile. A questo punto si crea la reazione, il paziente ha capito: «Sarò un disastro però non mi arrendo a questa situazione -. Il terapeuta riesce così a vincere nel paziente il blocco, la causa prima del suo «male oscuro» e lo induce a liberarsene per sempre. In Italia il primo corso di formazione in terapia provocativa si è tenuto a Firenze, sotto la direzione del dottor Alessandro Vannucci, presidente del Centro di Medicina Integrata.
Senza dubbio l'opera di Farrelly testimonia che la provocazione è un potente strumento per superare i conflitti individuali ma, come afferma lo stesso dottor Vannucci, è anche vero che «questa terapia è come un'arma affilata che richiede particolare sensibilità per essere adoperata, va usata con parsimonia e solo dopo una profonda conoscenza dell'animo umano». Un corso intensivo di formazione alla terapia provocativa si terrà anche a Montecatini dal 23 al 31 agosto all'hotel Panoramic. Per ulteriori informazioni, o per chi sia interessato a iscriversi, è comunque possibile rivolgersi all'Istituto di Terapia Provocativa a Firenze (tel. 055/243927) o a Montecatini all'Istituto Grocco (70.545).

ALFREDO SCANZANI