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IL GIORNALE DELLA NATURA - Febbraio 1990
TRA ARTE E SCIENZA: LA TERAPIA PROVOCATIVA

La Terapia Provocativa di Frank Farrelly ha come elemento centrale l' Ironia e il Paradosso.
La capacità di ridere di noi stessi come esseri umani, apprezzabili proprio per le nostre imperfezioni, è la possibilità insegnata dai grandi saggi di far sciogliere, dice Il poeta, il torrente dell'angoscia in mille rivoli e gocce di rugiada.
In questo modo il paziente può rappresentare le risorse della sua sofferenza, e il metallo grezzo-pathos viene trasformato alchemicamente in oro-gioia, non sentirsi vittima del passato e prigioniero del futuro ma protagonista del presente sviluppando la sua creatività e la sua flessibilità.
Con l'anestesia della provocazione umoristica in terapia possiamo toccare insieme al cliente zone scottanti della psiche senza “bruciarci”.  Dal vedere la sua immagine e il suo 'mondo e le persone per lui significative in modo strano, imprevisto, mai visto, nascono nuove possibilità di rappresentarsi e di essere nel presente e nel futuro; proprio come l'artista può rendere apparente nel suo quadro o nella sua scultura l'anima nascosta di un oggetto o di una persona. Questo approccio al cambiamento umano che definiamo come Terapia Provocativa è una terapia umanistica, non interpretativa ma esperienziale: far sperimentare al paziente altre parti di sé rispetto a quelle con cui si identifica e responsabilizza nei confronti del problema per cui viene in terapia.
Il lavoro terapeutico è individuale con una o due sedute la settimana, familiare e di gruppo. Il terapeuta provocativo si preoccupa di sostenere le Parti creative ed evolutive del sé del paziente agganciando e bloccando le Parti resistenti e omeostatiche che Io condannano all'immobilità.
Se per esempio il terapeuta fa "l'avvocato del diavolo" può esclamare qualcosa come: "Non ce la farai !" impersonando così la voce interna del paziente che esprime a se stesso questa convinzione e la rappresentazione che il paziente ha di se stesso come vittima-perdente-depresso: questa sfida gli può permettere di affermarsi rispondendo: "Cavolo, anche se non ce l'ho mai fatta, questa volta giocando il tutto per tutto ce la voglio Fare! fosse anche per sbattere sul tuo brutto muso la mia riuscita!!".
La reciproca posizione terapeuta-paziente, che abbiamo sopra delineato, è il paradosso fondamentale attorno al quale si costruisce il lavoro terapeutico: il terapeuta per curare un paziente delirante può permettersi di amplificare quel delirio, estenderne i limiti, mostrarsi più delirante e incongruente del paziente per dargli una sensazione profonda di contenimento e comprensione costringendolo, preso dal paradosso terapeutico, ad essere più sano e congruente.
Nello stesso modo la sfida terapeutica di un atteggiamento depressivo, come sopra abbiamo accennato, può apparire all'osservatore come un atto aggressivo, ma l'aggressione non è al paziente ma alle sue convinzioni, credenze, o comportamenti disfunzionali, e deve corrispondere, ecco di nuovo l'aspetto paradossale, al rispecchiamento profondo del paziente.
L'arte della provocazione è pervasiva dell'arte del sostegno e della motivazione: l'ironia e la sfida saranno i mattoni di una nuova costruzione, se Insieme il terapeuta offre il cemento dell'empatia, del rispecchiamento non verbale, di ancoraggi positivi al paziente, il quale si sentirà paradossalmente veramente capito e accettato, come abbiamo già accennato prima: contrariamente alle aspettative degli psicologi timorosi, I fatti, cioè i numerosi successi della Terapia Provocativa, dimostrano che trattati con mani di ferro, avendo levato i guanti di velluto, i pazienti percepiscono come incredibilmente liberatorio e vitalizzante il profondo messaggio sotteso in tutto il lavoro provocativo che è:
"lo mi permetto di trattarti cosi, di dire le cose 'vere', che hai. difficoltà ad ammettere e che gli altri non ti dicono, perché, sono convinto che tu ce la puoi fare".
Questa Terapia profondamente emotiva è come un'arma molto affilata che richiede particolare tatto e sensibilità per essere adeguatamente adoperata: terapeuti di scuole diverse possono arricchire notevolmente la loro efficacia apprendendone l'uso.
Infatti situazioni terapeutiche di blocco e di resistenza, di psicosi e di cronicità possono essere affrontate e anche risolte con l'arma della provocazione-sostegno.
La difficoltà della Terapia Provocativa, comune ad altre impostazioni umanistiche ed esperienziali, è quella di richiedere il massimo al terapeuta, cioè la completa espressione di sé come persona e delle sue qualità umane in tutta la loro gamma, dal riso al pianto, dal netto e chiaro rifiuto alla calda e affettuosa accettazione dell'altro. Questa Terapia non è comunque solo un'arte ma anche una scienza ed ha una complessità e una varietà di modelli e strutture trasmissibili nella formazione e nel training: ogni allievo sarà per il corso della formazione facilitato ad entrare in contatto con la sua Parte Provocativa e ad essere originale nel suo operare.

Per il coinvolgimento personale e umano del terapeuta, nel suo training saranno presenti anche la terapia personale e il lavoro didattico e terapeutico di gruppo con un orientamento integrato che include anche Terapia della Gestalt, Analisi Transazionale, Terapia Razionale Emotiva, Programmazione Neurolinguistica.

Il prossimo gruppo di formazione di quattro anni avrà il suo primo incontro il 23-24-25 Febbraio vicino Siena.

ALESSANDRO VANNUCCI